Per sempre

Vorrei saziarmi di cieli e colline,
collezionare nubi
e distanti spazi ariosi.
Vorrei emunerare alberi,
regalare mazzi di foglie dorate,
godere dei sorrisi di un bimbo,
lasciarmi travolgere da abbracci argentini,
stringere la tua mano di ragazzo
e accarezzare i capelli canuti di mia madre.
Mi piacerebbe piantare i miei nei tuoi occhi
che possiedono la memoria dell’ossidiana…
Vorrei una vita piccola,
col sapore di eterno
e un cuore sgombro
capace di contenere un lembo di infinito,
al di là di questi muri gialli,
scrostati dal tempo.

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Le amiche

Le amiche sono vapori leggeri

che velano i campi al mattino,

miti, impalpabili

affinano i guizzi del sole

sulle zolle rivolte.

Sono le acque di un lago,

placide

e un abbraccio di boschi profondi.

Danno una quiete di foglia

che si libra nell’aria

volteggiando sicura

con la sua scia dorata.

Hanno la dolcezza

di cieli di zucchero

che sciolgono il cuore

ad ogni sguardo.

(Alle mie amiche Mery e Rita, grazie)

Acciaio

Fili di acciaio
si snodano lucidi
tessendo una cortina
intorno al cuore,
creando trame
puntute e nodose,
avviluppando quel muscolo rosso
remoto al mondo
col suo ticchettio lontano,
ingranaggio imperfetto
di uno scrigno spigoloso.
Soffocato sogna
albe stellate
ancora dense di notte,
chiuso in mille girotondi di ferro.

Impercettibile

Ho visto la mia invisibilità.

fatta di aria,

rifinita di nulla.

A lungo l’ho squadrata,

soppesata

saggiandola tra le dita,

studiandone la trama

di sorrisi stretti.

L’ho sentita strisciante e molle

scivolarmi densa sulle spalle

con le sue zampe fini di ragno,

guardarmi con gli occhi cavi.

L’ho sfiorata incrostata al ciglio,

salata la sua scia,

dolorosa nel torcersi dello stomaco.

L’ho accolta

e me ne sono avvolta

in un abbraccio di lana,

sotto un cielo squillante di voci mute

mentre lontano si addensavano

lenti filari di nubi

e la pioggia scrosciava

sui bruni boschi d’autunno.

Noi

Germina il nuovo

schiuso al freddo vibrante,

il cielo imbrunisce.

Uno sparuto pigolio

porta l’avvenimento di qualcosa che accade ora.

Una fioca luce mi attende,

un tepore di casa.

Tu che mi aspetti,

il suono di voci argentine.

Incontro i tuoi occhi chiari,

un tenue sorriso compare

mentre sostieni una manina paffuta.

Un’emozione,

un fremito del cuore,

il pensiero di un sopravvissuto.

Ho attraversato il fortunale

Per ritrovare sul mio volto

La traccia limpida di te.

Buon compleanno Chiara!!

Chiara è semplice

e profuma di fiori,

ha capelli d’autunno

sciolti nel vento,

sembra nata dalla spuma del mare

tanto è lieve.

Vive in un murales

in una di quelle strade

di periferia

dove i lampioni

si innervano al cielo

e gettano la loro luce bianca

tra la polvere

e i fili d’erba ingiallita.

Di giorno esce

imbrattata di colore,

sfiorando il mondo

con passo leggero

e lascia tracce

con le dita tinte.

Spesso la vita

prova a incrinarla

ma lei alza il capo

sorridendo di luce

mentre asciuga una lacrima

e prosegue donando stelle

a chi incontra.

Infanzia

Se mi chiedessero,
direi che porto nel cuore pensieri
col sapore del mare
e del lameggiare delle foglie d’ulivo,
serbo ricordi dall’aroma salmastro
con gambe leste di bimbo
che si ferma sulla riva
in cerca di tesori.
Pensieri dolci
come stille di resina profumata
che accarezzano il mio animo rugoso.
Lunghe distese cremisi
si intrecciano nell’erba,
i papaveri,
oscillano il capo,
sfogliandosi alla brezza immutabile
della mia memoria,
in cui hanno gettato radici profonde.
Ripercorro cieli lontani
della fragilità del vetro,
dove si perde il mio peso specifico.
Raggi di luce baluginano tra i rami
di tanto tempo fa,
quando tra i capelli si posava lieve
un piumino,
carezza inaspettata,
la tenerezza inusuale del pioppo,
nel tempo in cui
tutto sembrava incantato.

Amami

Amami,
amami come sai fare,
percorri la geografia del mio corpo
e disegna segni zodiacali
sulle mie ginocchia
con i baci morbidi
da cui bevo la vita.
I miei contorni stemperati nei tuoi,
io che rinasco
dentro al tuo respiro,
tu che percorri i miei
silenzi,
abiti le mie assenze,
perdoni le mie distanze.
Tienimi,
non lasciarmi volare via da te,
solo allora potrò ospitare
i cieli infiniti
e le stelle chiare
che abitano i tuoi occhi.

Mancanza


Ho aperto gli occhi
Mosso dal brusio dell’opera umana,
col cuore colmo di assenza
cruda,
dura
e l’eco del nulla.
Con passo d’automa
mi sono trascinato nella folla
vuota
con i pensieri spenti.
Annichilito.
Poi a sera ti ho avvertito
nel ronzio dell’ape,
nei chiaroscuri dei filari,
nel profumo del gelsomino,
nel guizzo del pesce nel rivo
e i miei occhi si sono fatti di luce.
Ti ho visto da uno spiraglio,
intessuto d’aria e di aromi,
col passo delicato dei suoni
consueti.
Mentre il cielo si scioglieva nei colori
del tramonto.